
Sabato 27 giugno, al tramonto, lungo le pendici orientali del cratere del Parco Nazionale del Vesuvio succede qualcosa di insolito. Tre donne prendono vita tra le rocce laviche e il paesaggio vulcanico. Non sono comparse di scena, sono figure che appartengono alla storia, alla leggenda e all’immaginario più profondo di questa terra. Ed è proprio qui, alle pendici del Vesuvio, che le loro storie trovano il palcoscenico più naturale.
Prima di venire sabato, vale la pena conoscerle.
Eleonora Pimentel Fonseca, la voce che sfidò i re
Eleonora Pimentel Fonseca nasce a Roma nel 1752, da una famiglia portoghese trasferitasi a Napoli quando lei è ancora bambina. Cresce nella città più vivace e contraddittoria del Settecento italiano: da una parte i palazzi nobiliari, dall’altra la miseria dei vicoli. Eleonora appartiene all’aristocrazia, ma la sua mente non appartiene a nessuna corte.
Studia latino e greco da bambina, frequenta i salotti degli illuministi napoletani, diventa poetessa, scienziata, intellettuale. Per anni è persino bibliotecaria della regina Maria Carolina d’Asburgo. Poi la Rivoluzione francese cambia tutto. Le idee di libertà, uguaglianza e sovranità popolare la conquistano senza riserve e la mettono in rotta di collisione con la monarchia borbonica che l’aveva protetta.
Nel 1798 viene arrestata con l’accusa di giacobinismo. Nel gennaio del 1799, con l’arrivo dei francesi a Napoli e la fuga del re, viene liberata. Il 22 gennaio è tra coloro che proclamano la Repubblica Napoletana. Il 2 febbraio esce il primo numero del Monitore Napoletano, il giornale ufficiale della Repubblica, di cui Eleonora diventa direttrice: è tra le prime donne in Italia a dirigere un giornale politico.
Per cinque mesi scrive, educa, propone. Vuole che la Repubblica parli anche al popolo più semplice, in dialetto napoletano se serve, con le immagini se le parole non bastano. Capisce che la Repubblica cadrà se non riuscirà a farsi capire dalla gente comune. E la Repubblica cade.
Il 20 agosto 1799, nella Piazza del Mercato a Napoli, sale al patibolo. Prima di essere impiccata pronuncia una citazione virgiliana: «Forsan et haec olim meminisse juvabit», forse un giorno gioverà ricordare tutto questo. Aveva 47 anni.
Il Vesuvio che sabato farà da sfondo alla sua storia è lo stesso vulcano che Eleonora vedeva ogni giorno dal Golfo di Napoli: una terra fiera e indomita, perfetto simbolo di chi non si piega.
La Strega Amelia, la custode del vulcano
La Strega Amelia è un personaggio teatrale, creato appositamente per Vesuvio Magico dal regista Gennaro Esposito. Ma non nasce dal nulla, nasce da un immaginario antico e stratificato, quello della strega come custode dei saperi nascosti, della natura selvaggia, dei luoghi che gli uomini temono e rispettano.
Il Vesuvio ha sempre avuto questo doppio volto: è il vulcano che distrugge, ma anche quello che rigenera. La sua lava brucia e nutre. Il suo suolo è cenere e fertilità. Non c’è figura più adatta di una strega — nel senso nobile e antico del termine — per custodire questi segreti. Una donna che conosce le piante, i minerali, i tempi della natura. Che sa aspettare. Che sa cosa si nasconde sotto la roccia lavica e perché la vita torna sempre a crescere dove ha bruciato tutto.
La Strega Amelia è la voce di un Vesuvio che non si lascia spiegare solo con la geologia, ma chiede anche qualcos’altro — un ascolto più profondo, una presenza silenziosa.
La Janara, quando la notte apparteneva alle donne
Questa è forse la figura più antica delle tre. La janara è una creatura della tradizione folklorica campana, una strega notturna, temuta e rispettata, il cui nome deriva probabilmente dal latino Diana, la dea della luna e della caccia. Nelle leggende del Sud Italia, le janare erano donne capaci di trasformarsi, di volare nella notte, di attraversare le porte chiuse. Si riunivano in luoghi segreti, pronunciavano formule antiche, erano legate ai riti più profondi della tradizione locale.
Ma c’è un aspetto che spesso si dimentica: nella tradizione popolare, la janara non era semplicemente “la cattiva”. Era anche una figura di potere femminile in un mondo che non ne concedeva. In un’epoca in cui le donne non potevano studiare, né scegliere il proprio destino, la janara era quella che sfuggiva alle regole, che la notte era libera.
Lungo le pendici orientali del cratere, con il paesaggio vulcanico che si tinge dei colori del tramonto, questa figura trova un senso preciso. I massi lavici, il vento che cambia direzione, il silenzio che scende sulla valle: tutto può appartenere alla janara. Sabato, potreste incontrarla.
Tre storie, un filo comune
Tre figure diverse — una storica, una teatrale, una leggendaria — che condividono qualcosa di essenziale: tutte e tre parlano di donne che hanno cercato la libertà in un mondo che non la concedeva. Eleonora attraverso le parole e le idee, la Strega Amelia attraverso la conoscenza della natura, la Janara attraverso i riti antichi. Il Vesuvio — fiero, indomito, capace di bruciare e rinascere — è il simbolo perfetto per tutte e tre.
Il regista Gennaro Esposito ha scritto i testi di Vesuvio Magico appositamente per questo luogo, in collaborazione tra Vesuvio Natura da Esplorare e Nomea. Il risultato è qualcosa che si può capire solo vivendolo: una passeggiata naturalistica che diventa teatro, un tramonto che diventa storia, un paesaggio vulcanico che diventa palcoscenico.
Come partecipare
Sabato 27 giugno 2026
Parco Nazionale del Vesuvio — pendici orientali del cratere
Ritrovo: Contrada Osservatorio, ex Rifugio Imbò
Parcheggio e transito autorizzati oltre quota 800
Turni di ingresso: 18:30 · 19:00 · 19:30
Presentarsi 30 minuti prima del proprio turno
Durata: circa 2 ore · Difficoltà: Facile/Medio
Ticket €25, parcheggio incluso
La prenotazione è obbligatoria ed esclusivamente via WhatsApp al numero Nomea:
+39 375 613 9180
Tutte le informazioni su nomeaeventi.it →
Escursioni sul Vesuvio tutto l’anno, con guide naturalistiche autorizzate dal Parco Nazionale.
Scrivi a info@vesuvionatura.it o vesuvionatura@gmail.com,
oppure chiama il 329 134 0500 o il 333 386 6577.






